Fast Fashion o Modalenta? Questo è il dilemma

Il termine fast fashion (letteralmente moda veloce) indica la tendenza della moda a produrre capi di abbigliamento di tendenza, a prezzi stracciati, con collezioni che si rinnovano velocemente e che stimolano l’acquisto compulsivo di prodotti che divengono desueti in un battito di ciglia1. Al centro del fast fashion c’è un ciclo incessante di produzione e consumo che spinge le aziende a produrre abiti a ritmi vertiginosi e i consumatori a credere di dover acquistare sempre di più per rimanere al passo con i trend del momento2. In questo modo i vestiti diventano articoli usa e getta e ciò alimenta un uso smodato di materie prime e una produzione di rifiuti senza paragoni3, senza considerare i risvolti negativi in ambito sociale quali lo sfruttamento dei lavoratori e il lavoro minorile4.

La maggior parte dei capi di abbigliamento fast fashion viene prodotto nelle fabbriche di paesi come Bangladesh o Cina. L’economia del Bangladesh è legata fortemente alla produzione di filati e vestiario economico a base di fibre sintetiche come il poliestere. Sono numerose le fabbriche al confine con la legalità che spesso impiegano come forza lavoro anche i bambini delle classi sociali più povere. In queste aziende, spesso, i lavoratori usano senza alcuna protezione sostanze chimiche irritanti e altamente inquinanti, che poi vengono riversate in canali e fiumi senza alcun trattamento. Il conseguente inquinamento del Gange e degli altri fiumi nazionali porta inesorabilmente al declino delle specie acquatiche e a problemi di salute per milioni di cittadini, che dipendono da quelle acque per l’agricoltura o per la propria sopravvivenza5. In Cina, dove le autorità attuano un maggior controllo sull’ambiente, le maggiori criticità derivano, invece, dai prodotti utilizzati nel confezionamento: si tratta di sostanze nocive, che possono essere rilasciate dai capi d’abbigliamento una volta indossati6.

Continuando a riflettere sui problemi connessi al fast fashion nella fase di produzione dell’abbigliamento, non va scordato il peso che la produzione tessile ha sui consumi delle risorse idriche mondiali. Essa, infatti, ha bisogno di utilizzare grandi quantitativi di acqua: per fabbricare una sola maglietta di cotone occorrono circa 2.700 litri di acqua dolce, un volume pari a quanto una persona dovrebbe bere in 2 anni e mezzo7.

I disastri ambientali derivati dal mercato del fast fashion non si fermano alla fonte: le merci viaggiano per migliaia di km prima di raggiungere i mercati occidentali, che si tratti di stock venduti da grandi magazzini o acquisti online8. Più del 60% delle fibre tessili usate per confezionare questi vestiti sono ricavate da materiali sintetici come il poliestere, un derivato del petrolio9. Il lavaggio di capi sintetici rilascia ogni anno 0,5 milioni di tonnellate di microplastiche nei mari: un solo carico di bucato di abbigliamento in poliestere può comportare il rilascio di 700.000 fibre di microplastica. Le microplastiche generano un effetto devastante sugli ecosistemi, sugli animali e anche sulla salute di noi umani in quanto possono finire nella catena alimentare10.

In questa produzione massiccia il 25% dei capi di abbigliamento prodotti in tutto il mondo rimane invenduto e meno dell’1% dei vecchi abiti viene usato per produrre nuovi vestiti11. Va aggiunto, inoltre, che per via della scarsa qualità dei vestiti, oltre che per la natura transitoria delle mode, la vita utile dei capi tende ad essere molto breve. Ogni anno soltanto nell’Unione Europea vengono gettate via 5 milioni di tonnellate di vestiti e calzature (circa 12 chili per persona) e l’80% di questi finisce in inceneritori, discariche o in mercati “secondari” nel sud del mondo. Gran parte dei capi inviati in tali mercati ha difetti o danni che li rendono invendibili12. Tali indumenti vengono quindi gettati nelle discariche -spesso irregolari- intorno alle città, dove ciclicamente vengono appiccati incendi13.

Viste tutte le criticità del fast fashion occorre chiedersi se sia possibile una moda più rispettosa dell’ambiente, delle sue risorse e dell’umanità stessa. Una risposta può essere trovata nell’economia circolare! L’economia circolare è una tipologia di economia sostenibile che mira a ridurre l’impatto sull’ambiente. Passare da un’economia lineare a una circolare significa abbandonare un modello di produzione in cui i prodotti sono costruiti direttamente da materie prime derivate dalla natura, poi venduti agli utenti, utilizzati per un periodo di tempo relativamente breve e poi smaltiti. Un modello di economia circolare, al contrario, sfrutta ogni opportunità per estendere la vita utile dei prodotti, per consentire a più utenti di accedere allo stesso prodotto, per riutilizzare componenti e materiali di vecchi prodotti per realizzarne di nuovi, garantendo anche che l’energia e i materiali utilizzati nel processo provengano da fonti sostenibili e pulite14. La circolarità nella moda, dunque, è una valida alternativa per sostituire un modello prendi-consuma-butta con un modello recupera-ricicla-riusa15.

Come si può applicare l’economia circolare alla moda? Sono diverse le modalità che anche il singolo consumatore può mettere in pratica! Si stanno diffondendo negli ultimi anni piattaforme per lo scambio e la vendita degli indumenti che non indossiamo più, si possono riparare capi e accessori danneggiati, si possono creare nuovi indumenti dando sfogo alla propria creatività su capi che non si usano più, si possono noleggiare abiti o attrezzature sportive, si possono fare acquisti di abiti di seconda mano presso mercatini o negozi adibiti al ripristino e alla vendita di capi usati, …16

Un esempio su tutti è la catena di negozi Humana, gestita dall’organizzazione no profit Humana People to People Italia. Humana aiuta a recuperare i rifiuti tessili e a rimettere in circolo abiti usati, consentendo a chi lo desidera di comprarli a prezzi accessibili. Il ricavato delle vendite viene poi usato per progetti sociali in Africa, India e altri paesi in via di sviluppo. In Italia dà lavoro a 300 persone di 29 nazionalità diverse, gestisce tre orti di comunità, organizza corsi di italiano per stranieri e iniziative sociali di inclusione. Per controllare interamente la filiera, Humana vende soltanto vestiti raccolti nei suoi contenitori, che in Italia sono 5.50017.

Naturalmente, esistono innumerevoli iniziative dedicate al recupero e alla rivendita di abiti usati. A livello locale, la città di Moncalieri il prossimo weekend (29 e 30 marzo 2025) ospiterà una manifestazione dedicata all’abbigliamento e agli accessori usati e vintage: Modalenta. Si tratta di due giorni di appuntamenti, laboratori, talk e stand di abbigliamento second-hand per dare spazio al tema della sostenibilità e del consumo lento, creativo e sano per l’ambiente e per il nostro futuro, in contrapposizione allo spreco della moda “fast fashion”. Per maggiori informazioni visita il sito visitmoncalieri.it18

Miriam Greco

1 Fast-fashion, Neologismi, Vocabolario Treccani, https://www.treccani.it/vocabolario/fast-fashion_(Neologismi)/
2 Fast fashion: moda a basso costo, ma a quale prezzo?, Greenpeace Italy, 20 marzo 2024, Greenpeace,
https://www.greenpeace.org/italy/storia/22479/fast-fashion/
3Ibidem
4 Fast fashion, inquinamento e sfruttamento della moda usa e getta dalla produzione allo smaltimento, Geopop, 3 ottobre 2024, https://www.geopop.it/fast-fashion-inquinamento-e-sfruttamento-della-moda-usa-e-getta-dalla- produzione-allo-smaltimento/

5Ibidem
6Ibidem
7L’impatto della produzione e dei rifiuti tessili sull’ambiente, Tematiche, Parlamento Europeo, 29 dicembre 2020,2020, https://www.europarl.europa.eu/topics/it/article/20201208STO93327/l-impatto-della-produzione-e-dei-rifiuti-tessili-sull-ambiente-infografica

8 Fast fashion, inquinamento e sfruttamento della moda usa e getta dalla produzione allo smaltimento, Geopop, 3 ottobre 2024, https://www.geopop.it/fast-fashion-inquinamento-e-sfruttamento-della-moda-usa-e-getta-dalla-produzione-allo-smaltimento/

9 Facciamo passare di moda il fast fashion!, Greenpeace, https://www.greenpeace.org/italy/attivati/facciamo-passare-di-moda-il-fast-fashion/

10 L’impatto della produzione e dei rifiuti tessili sull’ambiente, Tematiche, Parlamento Europeo, 29 dicembre 2020, https://www.europarl.europa.eu/topics/it/article/20201208STO93327/l-impatto-della-produzione-e-dei-rifiuti-tessili-sull-ambiente-infografica

11 Fast fashion: moda a basso costo, ma a quale prezzo?, Greenpeace Italy, 20 marzo 2024, Greenpeace,
https://www.greenpeace.org/italy/storia/22479/fast-fashion/

12 Ibidem
13 Fast fashion, inquinamento e sfruttamento della moda usa e getta dalla produzione allo smaltimento, Geopop, 3 ottobre 2024, https://www.geopop.it/fast-fashion-inquinamento-e-sfruttamento-della-moda-usa-e-getta-dalla-produzione-allo-smaltimento/

14 L’economia circolare. Un nuovo modello per creare valore, Enel X, https://corporate.enelx.com/it/our-
commitment/sustainability/circular-economy

15 La moda circolare è moda sostenibile, Enel X, https://corporate.enelx.com/it/stories/2021/10/circular-economy-fashion-industry

16 Elisa Pervinca Bellini, L’economia circolare è il futuro della moda e anche il Gruppo Armani lancia un progetto dedicato, 5 giugno 2023, Vogue Italia, https://www.vogue.it/moda/article/economia-circolare-come-funziona-nella-moda

17 Arianna Cavallo, Tutte le cose che fa Humana in Italia, 25 luglio 2024, Il Post,
https://www.ilpost.it/2024/07/25/humana-italia/

18 Modalenta, Visit Moncalieri, https://visitmoncalieri.it/evento/modalenta/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *